L’Eremo della Casella. L’ultimo rifugio di San Francesco prima di tornare ad Assisi

L’Eremo della Casella è un luogo sacro nel cuore degli Appennini toscani. Nelle faggete secolari di questi monti c’è un grande prato verde, una piccola e modesta cappella di pietra e un romitorio per accogliere viandanti e pellegrini. E’ un luogo di pace, dalla semplicità francescana, dove raccogliersi in preghiera e immergersi nel silenzio profondo della natura incontaminata. Da sempre luogo di pellegrinaggio per gli abitanti delle valli di Caprese, Chitignano e Chiusi della Verna. 

I Cammini di Francesco. L’Eremo della Casella non è facile da raggiungere: si trova a 1300 metri di altitudine sulla cima del Monte Foresto. Due sono le strade per raggiungerlo da Caprese Michelangelo: una, percorribile solo a piedi o in mountain bike, che parte dalla zona di Sovaggio; l’altra, sterrata ma praticabile anche con l’auto, dal paese di Fragaiolo. Si può salire anche da Subbiano, nel basso Casentino, con un percorso misto di 26 chilometri per un cammino di circa sei ore nella foresta. I bivi sono tutti segnalati, bisogna fare attenzione però a non lasciarsi distrarre da questi luoghi maestosi e pacifici. Da qualunque versante la si affronti, la salita è ardua, ma il panorama ripaga di tutte le fatiche. Da quassù lo sguardo riesce ad abbracciare dal Casentino alla Valtiberina, dalla Romagna all’Umbria. Intorno solo il silenzio della foresta.

La storia narra che San Francesco, dopo aver ricevuto le Stigmate, lasciò la Verna per raggiungere Assisi il 30 Settembre 1224. L’itinerario che doveva seguire si snodava verso Monte Arcoppe (Montalcoppi), il Foresto e raggiungeva la località chiamata la Casella, da dove, via Castello di Montauto, Sansepolcro, Città di Castello, sarebbe giunto ad Assisi. Arrivato alla Casella, San Francesco volle compiere un rito e da quell’altura, rivolto verso La Verna disse: “Addio, monte di Dio! Addio monte Alvernia! Restati in pace, che più non ci vedremo.”

La prima traccia storica che si ha dell’Eremo porta la data del 30 Settembre 1228, giorno-anniversario della partenza del Santo. All’inizio fu costruita solo una piccola Cappella, che vide poi nascere anche un adiacente romitorio, il quale esisteva già nel 1522. La popolazione delle parrocchie vicine, per quanto il luogo disti più di un’ora di cammino dagli abitati, ha sempre considerato La Casella come un vero e proprio santuario francescano, verso il quale, nel corso della storia, si è recata con pellegrinaggi e processioni. La ricorrenza annuale per la quale ci si ritrova nel grande prato dell’Eremo è il 29 giugno, giorno della festa dei Santi Pietro e Paolo.

Se oggi ci sono strade da percorrere per arrivare alla Casella e se ci sono una Cappella e un romitorio ancora in buono stato, aperti a tutti i pellegrini e viaggiatori, lo si deve all’amore e alla devozione che gli abitanti dei tre comuni di Caprese, Chiusi e Chitignano, che proprio nella zona della Casella, vedono incontrarsi i loro territori. Gli abitanti, devotissimi al Santo, si adoperarono negli anni ’80 per restituire alla chiesa ed al romitorio in decadenza il giusto decoro, adattando quest’ultimo a rifugio per i pellegrini.

Nell’Eremo della Casella tutti hanno diritto di entrare, di accendere il fuoco, di mangiare e di dormire. Uomini e donne di ogni Credo e provenienza sono i benvenuti. Nessuno, però, è proprietario di questo luogo. Non esiste possesso ed esclusiva, ma deve fare posto a chiunque voglia entrare, secondo lo spirito francescano.

 

L’Eremo della Casella