1. home
  2. /
  3. Itinerari suggeriti
  4. /
  5. Terre di Arezzo
  6. /
  7. Parco Archeologico di Castelsecco

Parco Archeologico di Castelsecco

Nella parte sommitale della collina di San Cornelio, a sud est della città, sorge l’area archeologico-naturalistica di Castelsecco, il principale santuario extra urbano tra quelli che cingevano l’Arezzo etrusca, frequentato fin dall’epoca arcaica.

Nel II secolo a.C. il luogo fu al centro di imponenti lavori che dettero un nuovo assetto alla sommità del colle, orientandola verso la Val di Chiana e munendola di possenti mura perimetrali. Fu così costruito un nuovo complesso religioso di tipo ellenistico a servizio della città, connotato dal tempio principale e il teatro tra loro collegati, caratteristica che trova riscontri con altri luoghi sacri italici coevi come quello sannita di Pietrabbondante in Molise.

Realizzato in un momento in cui l’influenza del mondo romano si faceva sentire anche in architettura, il santuario di Castelsecco continuava tuttavia a presentare elementi tipici della tradizione etrusca. Erano sicuramente presenti i culti di Tinia, il Giove degli etruschi, come testimonia l’iscrizione “Tins Lut” su lastra di travertino ritrovata nella zona, e di Uni, la romana Giunone Lucina, collegata alla maternità, come indicano gli ex voto in terracotta raffiguranti neonati in fasce recuperati nel sito. A questa seconda divinità è dedicata anche una scultura contemporanea che la raffigura mentre allatta Ercole adulto, realizzata nel 2012 dallo scultore aretino Ilinep, che scolpì un blocco di pietra direttamente sul posto.

A sud-est del colle si ammira uno spettacolare muraglione di macigni sbozzati. La cinta, che presenta un tratto ad andamento curvilineo, è interrotta da quattordici poderosi contrafforti. Per Guglielmo Maetzke, che su incarico della Soprintendenza Archeologica dell’Etruria diresse a partire dal 1969 i primi scavi con metodo scientifico del sito, le mura servivano a sostenere il terreno ma avevano anche uno scopo monumentale.

Per motivi di salvaguardia viene tenuto sepolto il teatro orientato a sud e adatto a rappresentazioni sacre, come dimostra il piccolo altare del II sec. a.C. rinvenuto durante gli scavi. Della “cavea”, ovvero la zona per gli spettatori, restano quattro gradinate di pietra. La zona centrale del teatro per i cori e per l’altare, detta “orchestra”, era semicircolare e pavimentata con lastre di pietra. A essa si accedeva attraverso due corsie o “parodoi”, che collegavano l’orchestra con l’esterno. Oggi ne resta conservata solo una.

Da due piccoli ambienti laterali, i “paraskenia”, si saliva sul palcoscenico, il “logeion” (o “pulpitum” per i romani), che era rialzato. Quest’ultimo si presentava rivestito con lastre decorate in terracotta, tipiche della tradizione etrusca, oggi conservate in frammenti. Dietro al palcoscenico si trovava la “skene”, con una fronte di cui restano le fondazioni di macigni irregolari e otto speroni, forse basi per le colonne affacciate sulla valle del Bagnoro.

A circa cento metri dal teatro e appartenente a un notevole edificio templare, si trova un grande podio rettangolare ottenuto livellando la sommità del colle e ritagliando lateralmente una grossa sporgenza di roccia. Anch’esso è ricoperto dal terreno per proteggerlo dai vandali. Un rialzo parallelo a est, più piccolo, fa ipotizzare la presenza di un secondo edificio di culto.

Durante l’alto medioevo l’area di Castelsecco fu usata come fortilizio in una zona strategica nella lotta tra bizantini e longobardi. Sempre in epoca medievale qui furono eretti due edifici cristiani, la chiesa di San Pietro in Castro Sicco e la chiesa dei santi Cornelio e Cipriano. La prima presenta resti dell’abside del IX/X secolo a nord-est del teatro. Della seconda non c’è traccia, quindi è probabile che sorgesse dove oggi è situata la chiesetta di primo Settecento, che nel corso del XIX secolo divenne la cappella della famiglia Giusti, quella del noto poeta risorgimentale pistoiese Giuseppe Giusti. Il luogo fu frequentato dai discendenti fino al 1967, quindi fu abbandonato in seguito a una profanazione delle tombe.

Ridotta a rudere e sconsacrata, la chiesa venne recuperata alcuni anni fa dall’Associazione Castelsecco nata nel 2002 per valorizzare un’area archeologica e naturalistica di inestimabile valore. Oggi è sede di eventi, mostre e ritrovo per le iniziative all’aperto che si svolgono nell’area del teatro nei mesi estivi. I reperti archeologici ritrovati a Castelsecco in passato sono invece custoditi nel Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo.

Le mura ciclopiche

Le mura ciclopiche

La chiesa settecentesca dei Santi Cornelio e Cipriano

La vista sulla valle del Bagnoro, sullo sfondo le pendici di Monte Lignano

Condividi