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Un aretino alla corte dei Medici

Per tutta la sua lunga carriera Giorgio Vasari fu a stretto contatto con facoltosi e potenti personaggi, ma quello con la famiglia Medici fu un rapporto speciale, fin da suo arrivo a Firenze nel 1524 per intercessione del cardinale Silvio Passerini, tutore di Ippolito e Alessandro de’ Medici, dei quali fu sempre amico e compagno di giochi e dai quali ricevette protezione quando il primo divenne cardinale e il secondo duca.

A Ippolito era destinato il “Cristo portato al sepolcro” del 1532 nel Museo di Casa Vasari, l’opera giovanile più datata tra quelle a noi pervenute, e grazie all’alto prelato l’artista aretino compì il suo viaggio nella Roma di papa Clemente VII, al secolo Giulio de’ Medici, durante il quale poté studiare le antichità e i grandi capolavori lasciati nella “città eterna” da Raffaello e Michelangelo.

Un altro suo importante mecenate fu Ottaviano de’ Medici, politico influente della Firenze degli anni Trenta, per il quale eseguì ad esempio il “Ritratto di Lorenzo il Magnifico” e il “Ritratto di Alessandro de’ Medici” nel 1534, oggi agli Uffizi.

Dopo la prematura morte di Ippolito del 1535 e l’assassinio di Alessandro del 1537, lasciò scosso la corte medicea, interrompendo per molti anni il rapporto privilegiato con la famiglia fiorentina. In una lettera conservata nell’Archivio Vasariano, datata 8 marzo 1550, l’artista si rammaricava con Cosimo I de’ Medici per non essere stato ancora chiamato al suo servizio. Gli studiosi fanno risalire questa freddezza del duca, a cui Vasari dedicò nello stesso anno la prima edizione di “Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, alle strette relazioni dell’aretino con persone poco gradite come il cardinale Alessandro Farnese e il banchiere Bindo Altoviti.

Tutto si risolse nel 1554. Da allora Vasari divenne l’artista prediletto di Cosimo I e per venti anni segnò in maniera indelebile l’arte e l’urbanistica di Firenze grazie a prestigiose commissioni pittoriche e architettoniche. Tra le imprese principali si ricordano il rinnovamento di Palazzo Vecchio a partire dal 1555, la progettazione del Palazzo degli Uffizi, iniziato nel 1560 per riunire tutte le magistrature della città, la fondazione dell’Accademia dell’arte e del disegno del 1563, la creazione del cosiddetto Corridoio Vasariano – ingegnoso percorso sopraelevato per collegare Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti – del 1565, la ristrutturazione della Chiesa di Santa Croce del 1565-67 e della Chiesa di Santa Maria Novella del 1566-68.

Proseguirono anche i viaggi in vari parti d’Italia per raccogliere materiale con cui revisionare e ampliare le “Vite”. La seconda edizione fu stampata nel 1568 e anche questa riportava un’appassionata dedica a Cosimo I.

Le ultime imprese fiorentine da ricordare, portate avanti come al solito con i fidi collaboratori, furono la progettazione e la decorazione dello Studiolo di Francesco I de’ Medici in Palazzo Vecchio a Firenze, concluso nel 1572, e la decorazione della cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore commissionata ancora da Cosimo de’ Medici, iniziata nel 1573 ma rimasta incompiuta a causa della morte di Vasari nell’anno successo. In seguito, gli affreschi furono portati a termine da Federico Zuccari.

Giorgio Vasari, Galleria degli Uffizi e a sinistra una parte del Corridoio Vasariano, Firenze

Giorgio Vasari e Federico Zuccari, Giudizio Universale (1572-1579; affresco; Firenze, Santa Maria del Fiore)

Giorgio Vasari, Loggia del Pesce, Firenze

Giorgio Vasari, Assedio della città di Firenze nel 1530 (1560-1562; affresco, 240×480 cm; Firenze, Museo di Palazzo Vecchio)

Giorgio Vasari, Cosimo I de’ Medici tra gli artisti della sua corte (1558; pittura a olio, diametro 135 cm; Firenze, Museo di Palazzo Vecchio)

Giorgio Vasari, Ritratto di Lorenzo Il Magnifico (1533; tempera su tavola, 90×72 cm; Firenze, Galleria degli Uffizi)

Giorgio Vasari, Ritratto di Alessandro de’ Medici (1534; olio su tavola, 157×144 cm; Firenze, Galleria degli Uffizi)

Giorgio Vasari e aiuti, Presa del forte presso la porta Camollia di Siena (1567-1571; affresco, 760×1300 cm; Firenze, Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento)

Giorgio Vasari e Jacopo Zucchi, Battaglia di Marciano in Val di Chiana (1567-1571; affresco, 760×1300 cm; Firenze, Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento)

Giorgio Vasari e aiuti, Scene di battaglia (1567-1571; affreschi; Firenze, Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento)

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