Stagione teatrale al Teatro Petrarca

07.04.2022 21:00 - 22:30
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Una nuova stagione tra classici e testi contemporanei, con un'attenzione al pubblico più giovane si apre al Teatro Petrarca di Arezzo. Il primo spettacolo si terrà l'11 dicembre con successiva replica nel giorno 12 dicembre, protagonista Amanda Sandrelli nella "Lisistrata".

11 dicembre alle 21.00 e 12 dicembre alle 17.00 “Lisistrata” presso Teatro Petrarca con Amanda Sandrelli, regia di Ugo Chiti.

Lisistrata ci guarda dal lontano 411 a.c., anno del suo debutto nel teatro di Dioniso ai piedi dell’Acropoli di Atene e scuote la testa sconsolata di fronte alle tragedie, alle miserie, ai disastri provocati da quella stupidità, arroganza, vanità, superficialità, che sono tutti sostantivi femminili, come la guerra che da questi viene immancabilmente generata. Arca Azzurra e Ugo Chiti, riprendono il testo classico Lisistrata in una chiave contemporanea, ma rispettosa dell’originale, con Amanda Sandrelli protagonista perfetta per questa commedia di Aristofane, che attraverso un meccanismo teatrale modernissimo, una specie di farsa dove si ride
molto, che ci fa scoprire, in maniera paradossale e insieme umanissima, senza falso pudore, tra sghignazzi e continui doppi sensi saporosissimi, i meccanismi perversi dell’irragionevolezza umana.

12 gennaio e 13 gennaio alle ore 21.00 “Il delitto di Via dell’Orsina”

Massimo Dapporto, Antonello Fassari, Susanna Marcomeni. Regia e adattamento Andrée Ruth Shammah.
Un uomo si sveglia e si ritrova uno sconosciuto nel letto, entrambi hanno una gran sete, le mani sporche e le tasche piene di carbone, ma non sanno perché, non ricordano niente della notte precedente. Lentamente i due tentano di ricostruire quanto accaduto, ma l’unica cosa di cui sono certi è di essere stati entrambi ad una festa di ex allievi del liceo. Di quello che è accaduto quando hanno lasciato il raduno non sanno niente.

30 gennaio alle 21.00 “Misericordia” con e diretto da Emma Dante

«Misericordia è una favola contemporanea. Racconta la fragilità delle donne, la loro disperata e sconfinata solitudine». Così Emma Dante presenta il suo spettacolo che racconta la storia di tre donne che si prostituiscono e un ragazzo menomato che vivono in un monovano lercio e miserevole. Durante il giorno le donne lavorano a maglia e confezionano “sciallette”, al tramonto, sulla soglia di casa, offrono ai passanti i loro corpi cadenti. Arturo non sta mai fermo, è un “picciutteddu” ipercinetico e ogni sera, alla stessa ora, va alla finestra per vedere passare la banda e sogna di suonare la grancassa. La madre di Arturo è morta dopo averlo dato alla luce e Nonostante l’inferno di un degrado terribile, Anna, Nuzza e Bettina se lo crescono come se fosse figlio loro. Arturo, il pezzo di legno, accudito da tre madri, diventa bambino.

5 febbraio ore 21.00 e 6 febbraio ore 17.00 “Il Malato Immaginario” con Emilio Solfrizzi. Adattamento e regia Guglielmo Ferro.

La vicenda è quella senza tempo del malato immaginario e delle sue nevrosi. Guglielmo Ferro adatta e dirige Emilio Solfrizzi nei panni di Argante, il protagonista che ha più paura di vivere che di morire e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi, dalle prove che l’esistenza ti mette davanti. Argante, è vittima di sé stesso e burattino di chi gli sta intorno. La comicità di cui è intriso il capolavoro di Molière viene così esaltata dall’esplosione di vita
che si fa tutt’intorno ad Argante e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici improbabili che creano situazioni esilaranti.

15 febbraio e 16 febbraio ore 21.00 “Enrico IV” con Sebastiano lo Monaco. Regia di Yannis Kokkos.

Uno spettacolo che coniuga e mette a disposizione dello spettatore lo sguardo di uno dei maggiori autori del ‘900 filtrato dalla cultura e dall’esperienza di Yannis Kokkos uno dei più incisivi e stimati registi viventi. Lo spettatore viene accolto, quasi a sua insaputa, all’interno di una seduta psicoanalitica dalla quale uscirà, a fine spettacolo, con molti e rilevanti quesiti sul suo vissuto. Enrico, per poter mostrare la sua follia attraverso una cosciente finzione, deve rinsavire e mettere
a nudo il rapporto tra maschera e smascheramento, recitando la follia ed evidenziando il carattere metateatrale che si può applicare al testo.

26 febbraio ore 21.00 “Bayadere” musica Ludwing Minkus coreografia Michele Di Stefano.

Bayadere è un balletto intriso di esotismo idealizzato, sia nella trama melodrammatica che nell’estetica dell’insieme. Nella tradizione la sua scena più celebre, il Regno delle Ombre, si presenta borderline al limite tra il reale e l’aldilà, dove le ombre che appaiono sono come congelate nella loro tragica condizione e i movimenti che compiono sono rituali; l’atto esprime una visione che esula dal contesto e che apre a un passaggio di puro movimento, astratto e lucido nella sua semplicità formale.

1 marzo e 2 marzo ore 21.00 “Chi ha paura di Virginia Woolf?” con Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni, Paola Giannini. Regia di Antonio Latella.

In questo testo si mostra come il linguaggio sia un’arma efferata per attaccare e ridurre a brandelli l’involucro in cui ciascuno di noi nasconde la propria personalità e le proprie debolezze. Virginia Woolf è presente nei due protagonisti che fanno da specchio alla giovane coppia scelta come sacrificio di questo violentissimo e disperato amore, questo: “jeu de massacre”. Ed è proprio quello che fa fare Albee ai suoi protagonisti, prende spunto da questa frase della Woolf e porta questa coppia, ormai morente, a inventare un figlio mai esistito per ricrearsi e per restare in vita.

12 marzo ore 21.00 “Paradiso” con la Compagnia Virgilio Sieni regia, coreografia e spazio Virgilio Sieni.

Il Paradiso di Dante ricompone il corpo secondo una lontananza che è propria dell’aura, un luogo definito dal movimento, da ciò che è mutevole. Lo spettacolo è la costruzione di un giardino e non riporta la parola della Divina Commedia, non cerca di tradurre il testo in movimento, ma si pone sulla soglia di una sospensione, cerca di raccogliere la tenuità del contatto e il gesto primordiale, liberatorio e vertiginoso dell’amore. Danza dialettale che si forma per vicinanze e tattilità.

23 e 24 marzo ore 21.00 “Il Purgatorio. La notte lava la mente” di Mario Luzi, regia di Federico Tiezzi.

A distanza di trent’anni dalla sua teatralizzazione del poema dantesco, Federico Tiezzi torna ad allestire, in modo totalmente nuovo, tre spettacoli basati sulle drammaturgie create da Edoardo Sanguineti, Mario Luzi e Giovanni Giudici. Il progetto, triennale, inizia in questo 2021 con Il Purgatorio, il testo elaborato per Tiezzi e la sua compagnia Mario Luzi, uno dei più grandi poeti della seconda metà del Novecento.

2 aprile ore 21.00 e 3 aprile ore 17.00 “Re Lear” Glauco Mauri, Roberto Sturno, regia Andrea Baracco.

Re Lear, la più titanica delle tragedie di Shakespeare: il primo allestimento nel 1984 e il secondo nel 1999, sue le due regie per un totale di 500 repliche. Oggi, diretto da Andrea Baracco con Roberto Sturno nel ruolo del conte di Gloucester, al suo fianco anche nelle due passate edizioni nel ruolo del Matto.

7 aprile ore 21.00 “Feste” regia Michael Vogel

Feste è una favola per adulti senza parole. Una storia tragicomica sul perseguimento della felicità individuale, ma dietro la quale c’è di più: come gli angeli di Paul Klee, le maschere testimoniano con la loro silenziosa immobilità l’impetuosa follia del progresso. In una maestosa villa sul mare, tutto è pronto per la celebrazione di un matrimonio e della conseguente festa. Dietro la villa si nasconde un cortile, sporco e caotico, dove il personale lavora senza sosta per cucinare, preparare, sorvegliare, pulire e ordinare. In un poetico equilibrio fra tragedia e comicità, gli adorabili personaggi di Feste fanno del loro meglio per assicurare l’approvvigionamento e il perfetto funzionamento della magnifica casa sul mare. Condannati però a rimanere fra i deboli e i vinti, lottano per la loro dignità e il rispetto da parte dei ricchi padroni. Ma improvvisamente il mare scompare, lasciando solo un deserto di sabbia e pietra. Per un momento, tutto si ferma. La musica, tuttavia, suona ancora e ancora più forte, perché la celebrazione dell’amore deve continuare con tutti i mezzi.

Stagione teatrale al Teatro Petrarca

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