Arezzo non è solo Medioevo e Rinascimento. Il Neoclassico ha lasciato in città esempi d'arte e architettura di intensa bellezza. 

Sguardi insoliti, da scoprire alzando gli occhi al cielo, come la meraviglia che sfiora le nuvole quando ci troviamo davanti a Palazzo Albergotti, detto anche Palazzo delle Statue, che con la sua architettura austera e le statue in terracotta è un esempio mirabile di stile neoclassico, o Palazzo Granducale, chiamato così perché residenza dei Granduchi di Toscana in visita ad Arezzo. 

Degli anni Venti dell’Ottocento è la grande statua di marmo del Granduca Ferdinando III Asburgo-Lorena, realizzata dallo scultore toscano Stefano Ricci, per volere degli Aretini in segno di ringraziamento al granduca che collegò Arezzo alla Toscana e alle Marche con la costruzione di nuove strade. Inizialmente la statua era in Piazza Grande, ma dal 1932 domina la salita di Piaggia di Murello

A pochi passi da qui, in Piazza San Domenico troviamo Palazzo Fossombroni, casa natale di Vittorio Fossombroni, insigne diplomatico e ingegnere aretino, scolpito nei secoli grazie anche all’opera del maestro Pasquale Romanelli, nella grande statua di marmo del 1863 che oggi troviamo in Piazza San Francesco. Fossombroni fu un personaggio di spicco dell’Italia napoleonica. All’epoca di Ferdinando III e Napoleone fu Ministro degli Esteri e Primo Ministro del Granducato, oltre che ingegnere responsabile della bonifica della Valdichiana, voluta da Ferdinando III.

In Cattedrale c’è un capolavoro in stile neogotico con tratti neoclassici: la Cappella della Madonna del Conforto. Qui si custodisce l’icona di terracotta della Madonna miracolosa che il 15 febbraio del 1796 salvò Arezzo dal terremoto. Da allora la Madonna del Conforto è la protettrice della città e della Diocesi aretina che gli ha dedicato questa cappella, alla quale hanno lavorato i più grandi pittori e scultori dell’Ottocento italiano. Qui le robbiane del Quattrocento dialogano con gli affreschi ottocenteschi dell’Antico e del Nuovo Testamento realizzati da Luigi Ademollo e Luigi Catani, creando un’atmosfera piena di luce e misticismo. 

Fuori dal Duomo, in direzione di Corso Italia c’è Piazzetta del Viva Maria, a testimonianza dell’insurrezione antifrancese che partì proprio da Arezzo nel 1799 e liberò Toscana, Marche e Umbria dal dominio francese sotto il vessillo della protettrice Madonna del Conforto. 

Scendendo per Corso Italia troviamo la Chiesa di Santa Maria della Pieve, splendido esempio di pieve romanica, al cui interno, in una cappella cinquecentesca dedicata al Santissimo Sacramento troviamo la serie degli affreschi di Luigi Ademollo dedicato all’Assunzione di Maria e alle storie dell’Antico testamento.

 

Colori e luoghi nascosti, in un itinerario tra arte, storia e fede, che ci svela il volto più raro dell’Arezzo neoclassica.

 

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Tra storia, arte e fede – Arezzo al tempo di Ferdinando III e Napoleone