IL MALATO IMMAGINARIO

La vicenda è quella senza tempo del malato immaginario e delle sue nevrosi. Guglielmo Ferro adatta e dirige Emilio Solfrizzi nei panni di Argante, il protagonista che ha più paura di vivere che di morire e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi, dalle prove che l’esistenza ti mette davanti. Argante, è vittima di sé stesso e burattino di chi gli sta intorno. La comicità di cui è intriso il capolavoro di Molière viene così esaltata dall’esplosione di vita che si fa tutt’intorno ad Argante e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici improbabili che creano situazioni esilaranti.